palazzo-di-esanatoglia-1A chiusura di questo breve excursus nelle proprietà che ebbero i farfensi nell’area appenninica oggi situata tra le province di Macerata ed Ancona, non vanno infine dimenticate due proprietà di un certo rilievo. Uno è il possedimento in località Selvapiana, che porrei nell’omonima località di confine tra i Comuni di Matelica e Gagliole, su un’altura che fu di proprietà delle Benedettine e poi delle Clarisse del monastero di S. Maria Maddalena di Matelica, dove una consolidata tradizione popolare ricorda la sede di un antico monastero (sia pure senza alcuna minima menzione tra le tante carte degli archivi, comunque successive al XIII secolo). Fatto sta che l’area con questo nome fu a acquisita dai monaci farfensi tra l’889 e l’893, a seguito di nuove concessioni imperiali all’abbazia di Farfa, al tempo dell’abate Spento 24.

Selvapiana appartenne in seguito ai discendenti diretti di Attone, figlio di Sigizone

il quale probabilmente era lo stesso che nel nell’agosto 999 ricevette 300 moggi di terra in «vocabulo Cornute» o «vocabulo Cornitte», dove si trovava la cappella di «S. Pietro in Cornitte» o Cornute (oggi Corneto, località rurale di Castelraimondo sul confine con Matelica dove resta la traccia evidente di questo edificio, forse progettato molto più grande di quanto resta o ne fu costruito). palazzo-di-esanatoglia-5Limiti di questa proprietà erano il monte da un lato (da identificare con il monte Gemmo), il «rigus qui pergit ab Unbrice» da un altro (il fosso Cupo), «il flumen Matelcanum» (il fiume Esino) ed il «rigus qui pergit ad Albacinum» (il rio Secco probabilmente); il tutto per il canone annuo di 3 denari da pagare nel castello di S. Vittoria in Matenano 25.

Anche della Villa di Corneto, posta sulla collinetta dove si trova la chiesetta, sappiamo ben poco se non che fu distrutta dai sanseverinati nel 1272 e che fu censita in un catasto camerinese del XIII secolo. La chiesetta romanica che oggi ne mantiene il nome di San Pietro in Corneto risulta costruita con il tetto a capanna e con conci squadrati di pietra arenaria, conservando al suo interno solo resti di affreschi di molto posteriori, successivi al 1585.

Sono queste le tracce, ancora di una certa consistenza, di un passato notevole e delle origini della cultura cristiana medievale nell’entroterra marchigiano, che meritano una maggiore considerazione ed approfondimento, in un’epoca caratterizzata da un senso generale di convulso smarrimento. Il nostro passato può essere d’aiuto a capire il presente e a volgere la barra verso un futuro più coerente.

Di Matteo Parrini

  1. C. ACQUACOTTA, op. cit., p.45, n.2; E. MENESTO’, Ascoli e le Marche tra tardoantico e altomedioevo: atti del Convegno di studio ; Ascoli Piceno, 5-7 dicembre 2002, Fondazione Centro italiano di studi sull’alto Medioevo, 2004, p.226.
  2. Liber Largitorius vel Notarius monasterii Pharphensis…, op.cit., vol. II, p.317, n.2065.
avatar

The Author

Matteo Parrini
Nato a Jesi nel 1977 e laureatosi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, è impiegato presso la Halley Informatica di Matelica. Giornalista pubblicista, negli anni ha collaborato con varie testate locali e a diffusione nazionale, oggi è corrispondente del Resto del Carlino, e direttore della testata Geronimoweb e della casa editrice Geronimo. Da sempre coltiva la passione per la cultura, l’arte, la storia e l’archeologia. Diplomato in Archivistica, ha svolto importanti lavori di recupero, tra cui, quello per la Soprintendenza ai Beni Archivistici delle Marche per la precatalogazione dell’intero Archivio Storico Diocesano di Matelica ed il recupero dell’Archivio della Congregazione di Carità e dell’Opera Pia “Tommaso De Luca”. Presidente dell’Archeoclub di Matelica negli anni 1998-2002, è stato autore di varie pubblicazioni: “Vita e origini del culto di S. Adriano Martire di Nicomedia” (1999), “Guida alle principali bellezze architettoniche, storico-artistiche e naturali della Città di Matelica e del territorio limitrofo” (2005), “Matelica segreta e scomparsa” (2007), “La figura pubblica e privata di Ottavio Turchi. Immagine di uno studioso del ‘700 attraverso la sua corrispondenza privata e le citazioni letterarie” (2009), “In caritate sollicitus. Storie e memorie di San Sollecito” (2010), “La schola grammaticae di Matelica” in “Atti del 550° anniversario di Papa Pio II Piccolomini nella Marca” (2016).

Commenta

ESPERIENZA

Il mistero del Crivelli perduto

play_video_circle

VUOI MAGGIORI INFORMAZIONI?

CONTATTACI

Please leave this field empty.