chiesa-di-albacina-ad-inizio-900L’impegno profuso dal Turchi in proposito lasciò degli strascichi amari. Per l’occasione lo storico pare si sia fatto anche archeologo ante litteram, pur di comparare la sua ricerca e risalire alla verità in varie occasioni. E che la risonanza degli scritti del Turchi ebbe vasta eco è indubbio. Basti leggere quanto scrive, anni dopo, il canonico camerte Venanzio Pizzicanti in merito alla sua ricerca su Tuficum

 

 

per evidenziare come l’inchiostro si trasformasse in puro veleno quando si parlava del Turchi:

«Rilevasi altresì da un Documento riportato dal più volte citato Turchi, che nel MXLVI un tal Rodolfo Corrado fece donazione di alcuni suoi beni alla Chiesa di S. Venanzio di Fabriano già da molto tempo prima fabricata in onore di detto Santo, ed in cui vi era da più secoli fondata una Canonica, o sia un certo numero di Sacerdoti, che alla medesima erano addetti, quale Chiesa fu in detta epoca di molto ampliata, e abbellita». Poi in una nota a fondo pagina aggiungeva: «Il Turchi, che riporta, come abbiamo detto questo Documento, non negando, che il nuovo Tempio ampliato per opera di Ridolfo Corrado nel 1046 fosse dedicato al nostro Santo Martire di Camerino, credo però (non con altre prove, che di semplici congetture, come esso stesso confessa, conjecturis semper adhibitis), che prima di detto tempo venisse venerato in Fabriano un altro Santo Martire, o Vescovo di Albacina per nome Venanzio, e che, essendo perita in detto luogo la memoria, ed il culto di questo, s’incominciasse di quel tempo a venerare il nostro Santo di Camerino. Vedasi il detto Autore al capitolo 4 del libro 3. Una tale assertiva però è affatto capricciosa non solo, e destituita di ogni fondamento, ma è falsa ancora del tutto, giacché in Albacina non già si era in quei tempi, (e molto meno in Fabriano luogo vicinissimo al detto Castello), perduta la memoria di quel S. Venanzio, che prima in detti luoghi si venerava, ma anzi non è stato giammai il culto del medesimo interrotto, o dimenticato; ed anche al presente se ne celebra ogni anno nello stesso Castello la festa alli 7 di Giugno. A buon conto però è certo, anche secondo questo Autore, e come esso chiaramente si esprime, che nel 1046 il nostro Santo era celebratissimo, e sommamente venerato da per tutto, e riconosciuto per principal Protettore della Città di Camerino, e sua Diocesi. Veggasi il detto Autore ne’ luoghi da noi citati» 11.

A supporto della sua tesi ed in totale contrasto con le prove fornite dal Turchi, il Pizzicanti asseriva anche che:

«In una Bolla di Alessandro III del MCLXXVII ed in un altra di Celestino III del MCXCIII si fa parimente menzione del nostro Santo, e da un Breve d’Innocenzo III del MCXCVIII spedito a favore de’ Monaci di S. Michele infra Ostia abbiamo, che questo Pontefice conferma ai medesimi la Chiesa di S. Venanzio posta nelle pertinenze, o sia Territorio di Santanatoglia luogo distante circa dieci miglia da Camerino, e Diocesi di questa Città. Similmente in un Diploma di Attone II Vescovo di Camerino del MCCXVIII, si nomina una Chiesa di S. Venanzio detta de Cese, e di un altra simile de’ SS. Venanzio, e Silvestro di Gagliole. Finalmente da tre Diplomi di Guglielmo parimente Vescovo di detta Città, il primo del MCCLIII da cui si rileva, che il nostro Santo era riconosciuto come principal Protettore della medesima, poiché in esso leggesi la seguente clausula “Si quis autem… indignationem Omnipotentis Dei, & Beatorum Apostolorum Petri, & Pauli, & SS. Venantii &c» 12.

Nonostante ciò, lo stesso Pizzicanti finiva poi con il contraddirsi e riconoscere al Turchi il fatto che fosse stato «S. Leonzio primo Vescovo di Camerino, e seguace , e contemporaneo del medesimo “Post S. Venantii passionem, (sono parole del detto Storico, che parla del Culto del Santo), opera S. Leontii initium habuisse conjicimus”» 13.

 

Al di là del comprensibile disappunto da parte del clero camerte per aver perso Matelica e Fabriano anche a causa di un proprio canonico originario di Apiro, cosa aveva scoperto di tanto importante il Turchi, da arrivare a dire senza ombra di dubbio che il santo venerato ad Albacina era il celebre vescovo di Luni vissuto tra VI e VII secolo d.C.?

La scoperta, neppure tanto nuova (il Sarti l’aveva anticipato nettamente, ma senza spingersi forse troppo oltre), rimase a lungo “scomoda” e venne formalmente riconosciuta dalla stessa Diocesi di Fabriano solo nel 1825 quando il Venanzio in questione, venerato e sepolto ad Albacina, venne identificato con il celebre vescovo di Luni, che qui sarebbe stato inviato come legato apostolico nel VI secolo, tanto che si «fece autentico processo di questa terza invenzione monsignor Pietro Balducci, vescovo di Fabriano, nel mese di dicembre 1825, e pronunziò decreto dell’identità delle sacre reliquie, confermando dappoi la sacra congregazione de’ sacri riti» 14.

chiesa-di-albacina-2

Gli studi del Turchi su Albacina e l’antica città romana di Tuficum, furono comunque a lungo tema di dibattito quando era ancora in vita e perfino nei decenni successivi, tanto approfondite erano state le ricerche e circostanziati i fatti riportati anche nelle sue carte inedite.

A riguardo, merita di essere citato un passo delle “Novelle Letterarie” del 1766, dove si legge:

«Circa poi alla situazione dell’antico Tufico noi inerendo a quanto il Sig. Canonico Ottavio Turchi ha esposto nella surriferita Dissertazione diremo, che questo era propriamente situato nella Valle di Matelica lungo il fiume Esino, un miglio distante da Attidio, ove appunto è stata ritrovata la nostra iscrizione, o per parlare più accuratamente, alle sponde del fiume Giano, detto anche Casteilaro, ch’è il ramo principale del fiume Esino, e non in Albacina stessa, la quale sta in luogo eminente, e non vicino al detto fiume, come lo era l’antico Tufico, dalle rovine del quale, ed anche da quelle d’Attidio, insieme nacque Fabriano, come pensa circa ambidue il Sig. Turchi, e come rispetto al solo secondo fu d’opinione il Cellario. Chi pondererà questo nostro più preciso dettaglio della situazione del Tufico, vedrà quante disparate cose, e poco accurate, siano state affardellate da’ nostri Padri Lettori […] Maggiore esattezza pure avremmo desiderata nel particolare di quella Villa detta Ficano, che forse sarà una depravazione di Podium Tuficanum, come pensò anche il Sig. Turchi» 15.

Con pazienza e scientificità, lo storico apirano era riuscito a mettere insieme molti elementi che rilevavano una realtà archeologica, purtroppo mai riportata completamente in luce, anche a causa dello sviluppo edilizio e industriale del XX secolo, che ne ha ostacolato la successiva rivalutazione e conoscenza.

Il canonico di Apiro infatti nel “Camerinum Sacrum”, dopo aver citato Tolomeo che pone Tuficum in Etruria vicino Pitunum, Iguvium e Perusia, nonché Plinio («populi Oppidani sunt Tufficani»), finisce con il concludere, evidentemente per averne conoscenza quanto più diretta: «Hostenius vero certum, verumque Tuffici situm reperit inter Mathilicam, & Fabrianum, & bene. Ejus vestigia in Valle Mathilicana ad ripam Aesis fluvii ab Attidio v. mill. pass. circiiter distant, ubi lapides aliquot veters inscripti Tuffici nomen praeferentes sunt effossi, aliique ab ipso fluminis cursu sunt detecti, & a Collectoribus recenter vulgati. Fuit Civitas haec Romana Colonia» 16.

Una congettura del Turchi che ebbe poi largo seguito, fino ai giorni nostri, fu quella, sia pure priva di prove, che Tuficum fosse stata sede diocesana. Si limitò pertanto a spiegarne le ragioni logiche nel Camerinum Sacrum, ipotizzando che i confini della diocesi dovessero estendersi fino alla Valle di San Clemente, includendo quel Podium Ficani (o Tuficani come voleva tentare di leggerlo), ossia Ficano (dal 1927 Poggio San Vicino) 17.

Di Matteo Parrini

 

  1. BRICCHI, Matelica e la sua Diocesi, Matelica, Tipografia Grafostil, 1986, p.263.
  2. PIZZICANTI, Dissertazione apologetica degli atti del martirio di S. Venanzio Protettore principale di Camerino, seconda edizione, Camerino 1807, dalli torchi di Vincenzo Gori, pp. 30-31.
  3. PIZZICANTI, op. cit., pp. 31-32.
  4. PIZZICANTI, op. cit., pp. 25-26.
  5. B. SEMERIA, Secoli cristiani della Liguria, Torino, Tipografia Chirio e Mina, 1843, vol. II p. 23.
  6. LAMI, Novelle Letterarie pubblicate in Firenze l’anno MDCCLXVI, T. XXVII, Firenze, Stamperia di Gaetano Albizzini, all’Insegna del Sole, pp. 73-74.
  7. TURCHI, Camerinum Sacrum, p. 47.
  8. TURCHI, Camerinum Sacrum, pp.37, 44-47.
avatar

The Author

Matteo Parrini
Nato a Jesi nel 1977 e laureatosi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, è impiegato presso la Halley Informatica di Matelica. Giornalista pubblicista, negli anni ha collaborato con varie testate locali e a diffusione nazionale, oggi è corrispondente del Resto del Carlino, e direttore della testata Geronimoweb e della casa editrice Geronimo. Da sempre coltiva la passione per la cultura, l’arte, la storia e l’archeologia. Diplomato in Archivistica, ha svolto importanti lavori di recupero, tra cui, quello per la Soprintendenza ai Beni Archivistici delle Marche per la precatalogazione dell’intero Archivio Storico Diocesano di Matelica ed il recupero dell’Archivio della Congregazione di Carità e dell’Opera Pia “Tommaso De Luca”. Presidente dell’Archeoclub di Matelica negli anni 1998-2002, è stato autore di varie pubblicazioni: “Vita e origini del culto di S. Adriano Martire di Nicomedia” (1999), “Guida alle principali bellezze architettoniche, storico-artistiche e naturali della Città di Matelica e del territorio limitrofo” (2005), “Matelica segreta e scomparsa” (2007), “La figura pubblica e privata di Ottavio Turchi. Immagine di uno studioso del ‘700 attraverso la sua corrispondenza privata e le citazioni letterarie” (2009), “In caritate sollicitus. Storie e memorie di San Sollecito” (2010), “La schola grammaticae di Matelica” in “Atti del 550° anniversario di Papa Pio II Piccolomini nella Marca” (2016).

Commenta

ESPERIENZA

Il mistero del Crivelli perduto

play_video_circle

VUOI MAGGIORI INFORMAZIONI?

CONTATTACI

Please leave this field empty.